Rosalia Foresta

Rosalia Foresta

Rosalia Foresta (1982) compie i propri studi artistici presso l’Accademia di Belle Arti di Palermo.
Gli anni della formazione accademica risultano determinanti per lo sviluppo della sua conoscenza dell’arte e per la maturazione di un solido senso critico. Attraverso lo studio approfondito dei grandi maestri del passato e del panorama contemporaneo, l’artista acquisisce padronanza delle principali tecniche pittoriche e grafiche, elaborando progressivamente una personale visione dell’espressione creativa.

Artista dalle molteplici sfaccettature, Rosalia Foresta sviluppa inizialmente una forte attrazione per il Seicento e per la pittura barocca, con particolare riferimento a maestri quali Caravaggio, Vermeer, Ribera, Novelli e altri ancora. Di ciascuno realizza numerose riproduzioni, eseguite con tecniche fedeli agli originali, esercizio che contribuisce in modo decisivo alla definizione del suo linguaggio artistico.

Conclude il percorso accademico nel 2009 conseguendo il diploma con il massimo dei voti. Successivamente frequenta la Scuola Libera del Nudo, approfondendo ulteriormente lo studio del disegno dal vero e della pittura, affinando la propria tecnica visiva e compositiva.

Evoluzione Artistica

È possibile cogliere con chiarezza l’evoluzione del percorso artistico di Rosalia Foresta: dalla fase iniziale, segnata da una quasi estatica fascinazione per le figure caravaggesche, si giunge oggi a una pittura dominata da colori rutilanti che invadono l’intera superficie della tela.

Se in precedenza le ombre prendevano forma attraverso il gioco della luce, la postura dei corpi e l’espressività dei volti, oggi è il colore stesso a modulare le intenzioni tanto del soggetto rappresentato quanto dell’artista che lo rappresenta. Si assiste così a un giocoso ossimoro di ombre luminose, generate dalla gradazione e dalla disposizione cromatica.

Nonostante una stesura apparentemente piatta, la pittura riesce a costruire piani e spazi dilatati o compressi, sia sul piano prospettico-visivo sia su quello psico-affettivo. Le emozioni emergono senza filtri, veicolate da lunghezze d’onda vermiglie o da tonalità terree.
Che si tratti di figure umane o di cipressi stagliati lungo una via, nessun soggetto resta muto sulla tela: alcuni gridano di cremisi, altri sussurrano di cobalto. E chi osserva queste opere non può fare altro che ascoltare.

Cosa rappresenta per me l’arte

Fin da bambina, come ancora oggi, il disegno, la pittura e l’arte in genere rappresentano per me un rifugio dal mondo: uno spazio privato e personale in cui dare forma a una realtà immaginaria e immaginifica.
L’arte, oltre a essere oggettivamente un veicolo di bellezza, è per me un mezzo di trasformazione dell’esperienza interiore in immagine. Essa dà voce alle parole attraverso il colore, traducendo i miei stati d’animo — gioia, dolore, rabbia — in segni visibili e creando una connessione profonda con il fruitore, un autentico ponte emotivo.

Dipingere è una necessità dell’anima, simile a una preghiera o a una pratica meditativa: un processo che placa il flusso dei pensieri, lasciando spazio a un vuoto fertile, predisposto all’ascolto interiore.
E così come dal vuoto nasce l’universo, dalla mia bolla creativa prendono forma le opere.

Resto sempre sorpresa dall’imprevedibilità dell’impatto che esse hanno su chi le osserva. Uno stesso dipinto può essere percepito come potente e rabbioso oppure malinconico e riflessivo. Allo stesso modo, quando la mia intenzione pittorica è stata unicamente quella di riversare sulla tela un groviglio emotivo, può accadere che un visitatore vi legga invece una sensazione di calma ed equilibrio.

È qui che risiede la meravigliosa umanità delle arti figurative: nella mutevolezza degli intenti e delle percezioni, nel dualismo intrinseco allo sguardo, confermando ancora una volta che la bellezza vive tanto negli occhi di chi guarda quanto in quelli di chi viene guardato.