Foresta Incanto e mistero della natura

Foresta Incanto e mistero della natura

Arrigo Musti (Pittore)

Recentemente ho avuto il piacere di conoscere i lavori di Rosalia Foresta. Personalità defilata
e pacata quella dell’artista, in contrasto con i colori vibranti e lisergici da lei abilmente disposti
sulle sue tele, tramite l’uso della spatola.


Le opere, caratterizzate da un forte stile espressionista, costituiscono una galleria di immagini
attinenti alla natura, ma più interiorizzata che osservata, grazie ad uno stile che oscilla tra
l’abbozzo spontaneo e una composizione volutamente irrispettosa della tradizione, con un
flusso di paesaggi agresti.


Molti dei quali a ben vedere probabilmente simboli di tutt’altro.


Nella descrizione dei lavori che mi accingerò a fare, procederò rappresentando le mie personali
considerazioni tra aspetti formali, tecnici e di ermeneutica della pittura di RF, nella sommessa
speranza che, da tali tessere, possa riuscire — se non a comporre un mosaico univoco della
sua pittura — almeno ad offrirne una visione panottica, seppur in chiave personale.


Tali lavori richiamano “prima facie” le sperimentazioni dei movimenti pittorici del XX secolo. La
composizione visiva ricorrente, rappresentata da una fila di alberi orchestrati lungo un
percorso sinuoso, dimostra una padronanza consapevole dell’uso del colore e della forma, e
un’attenzione particolare alla relazione tra elementi naturali e ritmo compositivo.


Il colore è denso, pulito, forte inevitabilmente attraente e materico.


Dal punto di vista formale, la scelta di utilizzare colori accesi e contrastanti—come il blu scuro,
il viola, il rosa, il rosso e le sfumature intermedie—si rivela intenzionale e funzionale a creare
un senso di dinamicità e di energia visiva.


Pur tuttavia le immagini si collocano all’interno di un campo visivo statico e metafisico.


È un ambivalenza che può essere subito apprezzata dall’attento osservatore.


Sfugge a ogni tentativo di realismo — e direi di astrazione allo stesso tempo — rimanendo
“sospesa”, per evocare paesaggi metafisici, puntando piuttosto a suscitare emozioni,
sensazioni e una percezione più intimistica dello spazio rappresentato.


L’artista, seppur nella sua chiave soggettiva, mira a esplorare la relazione tra l’immagine e il suo
potenziale comunicativo, rinnovando alcune delle poetiche della Pop Art, di cui David Hockney
è uno dei più grandi esponenti viventi. Hockney, noto per la sua capacità di unire immagini di
cultura pop, ritratti di vita quotidiana e paesaggi colorati, ha contribuito a ridefinire i limiti
dell’arte contemporanea attraverso l’uso innovativo del colore e della tecnica. Il suo approccio
sensoriale e il linguaggio volto a catturare l’immagine come esperienza universale trovano eco
in queste opere, che, attraverso il loro linguaggio vibrante e la loro spontaneità, sembrano voler
creare un ponte tra l’arte tradizionale e quella contemporanea, universale.


Anche Rosalia Foresta predilige alternare ritratti e paesaggi, mantenendo sempre un’identità
stilistica coerente. Questa alternanza mi induce a ritenere con convinzione che il paesaggio
rappresenti una proiezione ortogonale della sua personalità stessa, una sorta di riflesso interno
o un’interpretazione soggettiva.


Si tratta, in entrambi i casi, di un’artista che dà un’anima — più correttamente, la propria — alle
immagini che rappresenta, qualunque esse siano. Non è poco, nell’attuale epoca di
smaterializzazione del “soggetto” artistico.


L’artista, come noto oggi, si rifà sempre più spesso, nelle forme, negli strumenti e nei contenuti,
alle innovazioni scientifiche o ai contesti storici e filosofici del mondo globalizzato in cui vive.


Ideatore e demiurgo dell’opera d’arte, l’artista contemporaneo rimane, filosoficamente e
culturalmente, dietro l’opera stessa, spesso realizzata con mani aliene, materiali
avanguardistici e algoritmi stupefacenti, come nel caso di Refik Anadol. In quest’ultimo
esempio, lo spettatore diventa non solo partecipe dell’opera, ma anche inventore, trascinato
in un vortice di immagini in movimento, che partono da uno studio sofisticatissimo e
antropologico al contempo.


Rosalia Foresta, più che collocarsi all’opposto di queste tumultuose e straordinarie tendenze
contemporanee, raggiunge con estrema naturalezza e con un virtuosismo artistico di notevole
fattura risultati entusiasmanti seppur con la manifattura e la tecnica ortodossa tipica dell’Arte
pittorica contemporanea.


Le sue opere sono il frutto di processi psichici personali, veicolati con straordinaria potenza,
che permettono anche allo spettatore di immergersi in paesaggi melanconici, evocativoi,
surreali e metafisici. Questi paesaggi sono resi attraverso immagini intelligibili, come ad
esempio la vegetazione, vista dallo squarcio di una finestra dello studio dell’artista, che diventa
solo un pretesto per RF.


Il linguaggio utilizzato dall’artista si inserisce in un discorso più ampio di ricerca sull’uso
espressivo del colore e sulla capacità di suggerire ambientazioni e stati d’animo
semplicemente combinando toni vivaci e saturi. La scelta di un percorso curvilineo, oltre a
creare un ritmo visivo fluido e armonico, diventa anche una metafora del viaggio, del cammino
personale o collettivo, suggerendo un senso di continuità e di possibile evoluzione.


La sintesi con cui descrive per esempio alcuni alberi rendendoli semplicemente dei cerchi
concentrici evocano la ciclicità del tempo e la soggettività dello spazio nell’arte.


È evidente il mondo immaginifico che non viene rappresentato nella sua fattezza, come nel
modo di Rousseau, bensì anelato e immaginato. Vedo in lei il tentativo di rappresentare ciò che
lei effettivamente vede (e nessun altro) , poiché per lei la natura è proprio così, come si può
percepire attraverso i colori, che costituiscono l’unico modo per essere “realisti”. Il realismo di
Rosalia Foresta non è né magico né sociale, ma rappresenta una presa di posizione di fronte a
un mondo in cui la pandemia della soggettività e talvolta del nichilismo hanno sostituito le
narrazioni collettive ed individuali.


Questa presa di posizione vede convergere l’oggetto col soggetto: res e faber.


Prendendo atto di questa possibile realtà, Foresta rappresenta il proprio mondo, lasciandolo
aperto all’interpretazione degli altri, purché siano interessati ad esso, sia per analogia,
differenza o contrasto. Di fronte alla diffusione del post-human, non c’è nulla di più
rivoluzionario che tornare alla manualità ed alla interiorità. Se l’arte è un atto di rivoluzione,
esistono anche rivoluzioni silenziose, che fanno rumore quando l’artista trova il coraggio di
entrare con una interpretazione autentica nel proprio mondo intimo.


Rinunciando a quello totalizzante e conformista, che si riduce, in modo quasi ossessivo, a
essere carnefice e vittima allo stesso tempo di se stesso. Mondo spersonalizzato ed immolato,
senza un senso, alle mode e alla forza degli anancasmi legati ai social media sui nostri devices.


Analizzando, ancora, le opere di RF, si può notare come la superficie pittorica denoti una certa
manualità, che evita le rigidità del fotorealismo per abbracciare un’espressione più intuitiva e
introspectiva. Questo approccio, pur risultando molto efficace nel comunicare
immediatamente sensazioni di vitalità e gioia, può, in un’analisi più approfondita, sembrare
molto poco superficiale o minimalista, a causa delle emozioni trasmesse e sottese. Questa
scelta estetica coraggiosa e libera si oppone senza forse saperlo ad un contesto artistico,
quello in cui lavora, che privilegia l’esperienza sensoriale e l’immediatezza estetica, piuttosto
che una narrazione complessa o simbolica.


É il cosiddetto concetto di “habitus” espresso da Pierre Bordieau ancorato nella coscienza di
massa autoctona e legato al doppio filo della relazione diretta tra immagine intellegibile e sua
rappresentazione.


L’uso del colore sembra essere funzionale anche ad evocare un clima di meraviglia e stupore,
lasciando spazio a molteplici interpretazioni: dall’idea di un paesaggio immaginifico a una
critica alla quiete apparente della natura, fino a una rappresentazione più astratta di un mondo
interiore represso ed esploso nella pittura. La disposizione degli alberi in modo regolare, ma
allo stesso tempo libero, contribuisce a creare un senso di equilibrio dinamico, quasi di
tensione tra ordine e caos, invitando l’osservatore a riflettere sul rapporto tra natura e artificio,
tra spontaneità e controllo.


In conclusione, queste opere sono un esempio significativo di una poetica che valorizza la
soggettività e la libertà espressiva, offrendo uno stimolo di riflessione sulla capacità dell’arte
di rappresentare emozioni universali usando un linguaggio contemporaneo seppur “classico”
nella tecnica. Ho studiato attentamente le opere di Rosalia Foresta perché mi sono piaciute, e
ciò che più mi colpisce è la sua capacità di tradurre emozioni profonde ed il mistero in forme e
colori, creando un dialogo silenzioso tra l’opera e chi la osserva. Si percepisce come la sua
arte sia un’intensa ricerca di superamento di ansie e realizzazione di speranze, un tentativo di
catturare un sentimento universale che ci accomuna, dalla lente della sua personalità e dalla
sua stanza d’artista. Vera.