Chiara Bonanno
Qualcosa di enigmatico si cela dietro i paesaggi di Rosalia Foresta.
Appaiono come un confronto intimo dell’esperienza empirica dell’artista, che va a incastrarsi quasi tra il respiro e la pelle, e che non trovano altra spiegazione se non nella riflessione e nell’introspezione del mondo e di sé.
L’artista si forma e cresce e plasma, in relazione al paesaggio, che a sua volta ne diviene riflesso, in un gioco a specchio emblematico. Vive, pertanto, appaiono alla vista tutte le cose: le rocce e le montagne, le verdi distese, un tratto di mare, un albero d’ulivo.
Ogni cosa si rivela, pian piano, ai nostri occhi dal magma complessivo, attraverso l’utilizzo di colori accesi e brillanti.
La terra e il cielo, la materia e lo spirito, sembrano perfettamente allineati quasi ad esaudire il senso del tempo e della calma, dopo una profonda emozione dell’artista che li ha creati e, conseguentemente, dell’osservatore che li guarda.
Il paesaggio non ha vita nel tempo ordinario, non è inserito in uno spazio chilometrico: esso stesso è topos, un luogo a sé stante, lungo interiore e dell’anima.
L’artista partendo da una visione strettamente soggettiva sente di dover ampliare il proprio orizzonte che diviene presto, da luogo di riflessione solitaria, a luogo degli “altri”. La necessità sembra quella di voler comunicare al mondo una emozione tutta privata, di tradurla e farne sentimento comune.
Forse in questo sta la scelta delle dimensioni cosi piccole dei quadri, quasi tutti 30x30cm, che vogliono essere intimi e tuttavia al contempo paiono voler abbracciare una dimensione plurale. Sono quadretti densi di suggestione, ove plastico e materico è l’uso del colore.
Osservandoli sembra di trovarsi li dentro, tra queste rocce rossastre, immersi in queste distese infinite di verde, marrone e blu, sotto un sole giallo accecante che rievoca le assolate giornate estive.
Il paesaggio è infatti tutto mediterraneo. E’ un paesaggio familiare, osservato dal basso e da lontano.
Non sono fotografie panoramiche calme e piatte. Lo scenario ammirandolo più attentamente è inquieto.
L’anima è immersa nei colori vividi ed intensi: questi creano e abitano lo spazio, danno forma alle cose, seguendo i cambiamenti delle emozioni, liberandole.
La vista del paesaggio, che è dunque un paesaggio interiore e mentale, apre a colori che la natura umana può avvertire come in un’intuizione.
Non è la landa deserta e solitaria, il paesaggio di Rosalia. La gioia dei colori richiama alla volontà di comunicazione e condivisione di pensieri e sentimenti che possono essere universali.
Quali questi siano è un mistero, un enigma, che ognuno di noi può tuttavia cercare di svelare in sé.
Terra, cielo e mare, possono essere re-inventati: sono cose nel mondo che costituiscono il mondo, ma attraverso il quale meditandoli, anche noi possiamo re-inventarli cogliendone l’essenza.
E’ una meditazione tutta dedicata alla meraviglia, che si attua guardando alla bellezza della Natura che purifica la nostra mente e porta alla gioia.
Non si tratta dell’ermo colle Leopardiano: il punto dii osservazione è differente.
Qui non c’è alcuna desolazione ma speranza invece, sebbene richiami agli spazi infiniti dell’anima.
Nel suo continuum tematico la Natura, con le sue montagne e i suoi picchi, coi suoi cieli bllu cobalto, e i suoi pescosi mari azzurri, è ridente.
Eppure sembra voler accennare ad una inquietudine, ad una discontinuità interiore fatta di interrogativi esistenziali.
L’uomo non vi compare mai, è assente da ogni immagine: compare solo implicitamente attraverso gli interrogativi della pittrice che assumono forma universale.
Talvolta un albero umanizza uno scenario meglio di come farebbe un uomo. Gli elementi, i colori, le luci che lo compongono, di volta in volta, restano impressi in ciascuno di noi in maniera del tutto originale quasi a voler essere l’inizio di una storia, facendo breccia nella nostra immaginazione.
Noi che ne siamo spettatori coinvolti, dinnanzi ad essi ci interroghiamo, ed è questo il momento esatto in cui la mera imitazione della Natura si ferma per lasciare spazio alla riflessione.
Alla tecnica subentra il pensiero intriso di sentimento, che vuole essere universale e coinvolgere chi osserva.
Le domande sulla vita diventano paesaggio e alla fine sapere e conoscere significano attraversare una inquietudine, rivelata soprattutto dal colore, per giungere alla calma che ne diviene quassi principio naturale.
Sono quadri che osservandoli da vicino ti fanno venir voglia di camminarci dentro per rivivere le percezioni dell’artista.
Sono piccoli paesaggi mediterranei, intimi e gioiosi, che sembrano poter essere raccolti nel palmo di una mano quando li si guarda da lontano.





